A dossier on the Tvind Teachers Group. Are Humana People-to-People, Planet Aid, the Gaia Movement and DAPP siphoning off cash through tax havens? Is it a cult?

A dossier on the Tvind Teachers Group. Are Humana People-to-People, Planet Aid, the Gaia Movement and DAPP siphoning off cash through tax havens? Is it a cult?

My name is Valentina Poli.

Well, I just came back from the [College for International Cooperation & Development (CICD)] in Hull with the worst experience of my life.  I can say eh eh.  I totally confirm all of the facts that you write about, and it’s even worse.  I was in the GAIA program, leafleting 9 hours per day outdoors in the snow, with no toilet.  Got sick and they brought me to doctor, then asked me to hitchhike back alone with such a fever!

They didn’t want me in the program anymore because I was not earning enough money for them (ah, the volunteer work), and kicked me out after two days.  Really … human, isn’t it?  If I wanted to stay 10 days more, to arrange for new accommodation elsewhere, I would be asked to pay 500 pounds!

All this is totally incredible and I am waiting to have some time to go to the police in my country and ask to be refunded for the economic and existential damage I had.  I can’t speak English perfectly, but any support you will need from me, please ask!

They are criminals who should be in Jail!

thanks,

Valentina

 

La Storia di Valentina (CICD 2009)

di Valentina Poli

L’IDEA DEL PARTIRE. BUONI PROPOSITI.

Studi finiti e molto spazio da riempire nel futuro, avevo programmato una vacanza solidale in india di poche settimane dove mi proponevo di dar una mano aun piccolo progetto teatrale in un orfanotrofio. Ero convinta, come sempre delle mie buone idee mi sembrava un buon momento per intrapendere una strada lavorativa seriammente. Vorrei  orientarmi verso l’ambito della cooperazione allo sviluppo e preferibilmente in un progetto di respiro internzionale, ho pensato.

Così ho deciso di chiedere informazioni a quel federico marolla indicato sul foglietto trovato in sede all’università, che recitava volontari cercasi per progetti in Africa e India, offresi corso di formazione. Così son seguite poche brevi mail informative sul progetto, che risultava interessante, della durata di 14 mesi, con la possibilità di ricevere un borsa di studio ((?)) partecipando al corso GAIA “creato per accrescere le tue capacità manageriali”,  così diceva il panflet informativo.

Incontro federico a Firenze nel mese di Agosto, e lì presentano un video amatoriale che mostra l’esperienza di un volontario in Africa, nulla vene detto a proposito del college, o almeno nulla di veritiero. Mi sembra quindi che l’unicao dubbio resti la lunghezza dell’impegno e ci devo riflettere ancora un poco prima di poter decidere.ecido per il si.

Accordo un ‘intervista telefonica col responsabile dell’ufficio, tale Marie Forwell. Che mi informa che quella loro è una vita da college inglese, dove si fa tutto insieme, per cui molto diversa dalle università europee, mi informa delle regole ferree del non bere e del non introdurre stupefacenti all’interno del college, e mi chiede se ho mai avuto in precedenza problemi mentali o di salute.

Trovo l’intervista una semplice formalità che antecede un’iscrizione e non ci do peso particolare, anche perchè la prospettiva di vita comunitaria in un campus non mi sembra così diversa dalla situazione abitativa coi molti coinquilini a cui si è abituati talvolta da studenti anche in Italia. Chiedo se è possibile supportare il mio soggiorno e la mia schoolarship proponendo attività ricreative agli studenti, avendo qualifica per farlo. Mi viene risposto, con poca e scorretta trasparenza, che “si, you are very welcome if you want to organize activities here”.

Si chiude la conversazione e io felicemente firmo le enrollment papers, dove non compare alcuna indicazione riguardo al corso GAIA, se non data di inizio e fine, e comunico il mio arrivo per il 7 gennaio 2009.

L’ARRIVO AL COLLEGE. PRIMO DISAPPUNTO.

L’arrivo al Collge si rivela subito problematico: comunico che sarei arrivata con anticipo alla stazione di Hull e ricevo una pronta risposta da Marie forwell, responsabile dell’ufficio promozione: “saranno lì a breve”. Il breve indicato da Marie si trasforma in realtà in un attesa di un’ora e mezza, durante la quale telefono per ottenere sempre un “a breve” come risposta. Risultato: non mi allontano adalla stazione alla ricerca di un cafè dove attensdeere al caldo e di “a breve” in “a breve”, mi faccio raccogliere al capolinea con un raffreddamento considerevole.

Il furgone arriva grazie all’incontro provvidenzaiale con Rosa, anche lei iscritta al Gaia da più mesi, che fortunatamente riesce a telefonare a delle amiche all’interno del college e smuovere il furgone. Altrimenti, spiege, avremmo dovuto prendere l’autobus perchè nessuno si era organizzato per prenderci alla stazione. Nonostante i molti “a breve” ricevuti. Non mi sembra un buon inizio.

Entro nell’ufficio e conosco Marie di persona, le comunico subito il mo disappunto, per la scarsa cortesia e disorganizzazione dimostarata. Non sapevo che era solo la punta dell’iceberg!

Inizia il programma, dopo due giorni durante i quali non si sapeva nulla (Rosa ha gentilmente provveduto a mostrarmi la mia stanzetta e a fornirmi una breve essenziale descrizione dei servizi del college: acqua fredda o appena tiepida per le docce, comunque mal funzionanti. Finestre bloccate eppur per niente ermetiche nelle stanze, passa corrnte d’aria gelida dagli spifferi ma non si possono aprire per areare realmente la stanza. Sporcizia ovunque: “sorry, la roda di pulizie è stata mal organizzata”. Riscaldamento scarso e ostacolato dagli spifferi delle finestre. 

Son troppo stanca per reagire e ho già la febbre per aver aspettato al gelo il giorno prima. Cerco di rilassarmi e attendo che qualcuno dell’organizzazione abbia il buon gusto di dare al team il benvenuto. Ciò accade dopo due giorni: un meeting collettivo per descrivere la storia dell’associazione. Marie è presente ed inizia a parlare esordendo con una premessa:non siamo una setta come ci descrive la stampa”.

Io ignare dei fatti accaduti recentemente, non ci faccio caso e attendo che il programma inizi. Incontro Marie privatamente a seguito di questo incontro. Vorrei chiarimenti. E’ lì che scopro che posso organizzare corsi e partecipare in tal modo alle attività del campus, ma che non avrei percepito remunerazione alcuna per tali attività. L’unico lavoro disponibile al momento è il volantinaggio.

Con estremo disappunto rientro nella mia stanza e comincio a valutare l’idea di lasciare il programma già da allora: iscritta su false premesse e in condizioni abitative ben sotto lo standard aspettato. Aimè ho verssato la quota di iscrizione di 250 pounds e pagato il volo. Non ho abbastanza denaro per rispostarmi altrove e mi convinco a restare e prenderla serenamente, poiché  magari le cose si sarebbero aggiustate. 

IL PROGRAMMA GAIA 

Il programma del corso Gaia inizia alle 8.00 del mattino, con una riunione detta morning spot, dove è richiesta la presenza del team. E’ una lezione a tematiche ambientali, in teoria, in pratica solo un ora per aggiustare il programma lavorativo della giornata, dove, alla meno peggio, si può guardare un video scaricato al momento da youtube, su tematiche ambientali, proposto dalla nostra “teacher” Wendy o da qualcuno di noi. Altre volte si cantano canzononcine del sesaantotto.

Penso che il corso di studi non sia di mio gradimento, e provo reticenza profonda a considerarlo tale, capisco che una canzoncina in inglese per chi non lo parla possa essere un utile allenamento, ma a suo seguito non si traduce un vocabolo, non si descrive  nulla, i video di youtube sono scaricati al momento e non c’è dibattito o discussione…capisco che di didattico non c’è proprionulla e mi pare subito chiaro che tali lezioni siano solo un pretesto per dare una patina di educativo l’attività che segue, il volantinaggio: due del gruppo sono i responsabili della logistica: da gogoglemap scaricano le cartine delle aree dove gli altri andranno a volantinare, si parte alle 9 e si rientra tra le 4 e le 6 a seconda della distanza dell’area scelta.

Siamo tenuti a distribuire 1000 volantini door to door. Ci viene spiegato che quello è il numero medio che permette di ottenere un ulteriore numero medio di borse d’abiti usati donate. Ci viene spiattellato sotto gli occhi un malloppo di fogli e dati statistici per i quali 15 borse al giorno a persona sono l’aspettativa per poter completare la raccolta dei nostri fondi in 4 mesi. I restanti 2400 pounds per pagare il corso.

Le borse sono calcolate con un peso medio di 7 kg e hanno un avlore variabile di 1pounds l’una. Il loro numero e il loro valore  crescono in modo direttamente proporzionale: più borse arrivano, più vale una borsa per il nostro portafoglio, 0,80 cents fino a un pounds e oltre…dipende da quante borse otteniamo, e ciò dipende da quanti volanti lasciamo in giro….La conclusione è che siamo tenuti a distribuirne 1000 al giorno per rientrare nei parametri.
Lo trovo un’esagerazione…ma  accetto l’incombenza e inizio a dare volantinio assieme agli altri.

La temperatura media è sottozzero, piove e nevica: siamo all’esterno 8 anche nove ore al giorno. Molte delle aree dove ho effettuatto il volantinaggio erano residenziali, il che significa che non c’è nemmeno un pub dove fermarsi per una sosta toilette, o per scaldarsi quando il gelo è insostenibile.

La settimana a seguire il furgone con cui effettiamo le uscite si rompe in aperta campagna, al momento del rientro: la batteria è difettosa e siamo costretti ad attendere per ore ancora che vengano ad aggiustarlo. Come normale, considerate le condizioni metereologiche mi aspetto che inviino qualcuno a raccoglire i miei collleghi, fermi ad attendere al gelo nelle varee aree della città. 

Ma niente. Molti di noi restano fuori fino a notte alta, l’unico mezzo inviato dal college è un furgone due posti utile a riavviare la batteria, che riparte dopo ore e alle undici finalmente riporta tutti a casa, chi si ammala chi no, tutti molto disorientati dalla scelta strategica del college, dal disinteresse totale, comunque tutti piuttosto increduli del fatto che il guasto alla batteria, come alla porta laterale difettosa del furgone fossero fatti ben noti da tempo.Dieci giorni a seguire accuso un malstare di tipo influenzale e una bronchite latente. 

GUAI AMMALARSI! DICESI MOBBING…

Mi sento parecchio debole e decido di non alzarmi per l’inutile morning spot, ritengo di aver necisità di riposo. Infatti a mezzogiorno circa mi sembra di potermi alzare e dirigermi verso la mensa. Sto in piedi ma di uscire al freddo non se ne parla. Così l’indomani comunico la mia condizione di salute  e per due giorni a seguire resto al college. Ovviamente trattandosi di febbre e bronchite da raffreddamento non ritengo che le mie condizioni siano gravi al punto di richiedere l’intervento di un medico: poco paracetamolo, sciroppo, riposoe riparo dal freddo sono la prassi di cura per tale situazione.

Ciònonostante Wendy insiste perchè io veda il medico locale, o per lo meno mi registri presso il suo ambulatorio. Mi dice che verso le due qualcuno sarebbe andato al paese e  mi suggerisce di chiedere un passaggio. Arrivo all’ambulatorio e scopro che avrebbe aperto non prima delle quattro. Una volta dentro registro il mio nominativo e chiedo cortesemente se è possibile arrangiare una visita per il giorno stesso visto che  sento nuovamente la febbre salire, e che pur non considerandomi un caso urgente, gradirei ricevere un controllo in giornata. 

La segretaria mi dice che non è, ma che proverà a chiedere comunque visto che mi vede stre poco bene. Sento che la febbre saleattendere l’apertura dell’ambulatorio sulla panchina di fronte al freddo non ha aiutato Mi convinco che è meglio aspettare per essere visitata in giornata. . ..Arrivano le sette e ulteriori visite non sono possibili se non all’ambulatorio del Paese accanto, dove il medico è libero. 

La segretaria avvisa Marie e questa dice chiaramente che non è possibile organizzare un trasporto all’ambulatorio libero e che devo rientrare. Chiedo allora che almeno mi vebngano a prendere dove sono (pochi minuti di auto dal college) ma nemmeno per quello c’è qualcuno disposto a prendermi. Devo fare l’autostop. Rientro grazie al caritatevoile aiuto di una signora che mi porto sino alla sede del college. Con estre,mo disappunto e la febbre che sale creco di rientrare a lettoin fretta.  Ma Wendy mi chiama dicendo che Marie vuole vedermi. 

Nel suo ufficio sporco senza aria Marie è su tutte le furie: non dovevo permettermi di insistere per una visita in giornata, né tantomeno osare chiedere un passaggio all’altroambulatorio o per rientrare al college. “Voi Italiani” sbotta “ Noi lo sappiamo già, fate le cose di testa vostra e noi questo non piace. Qui ci sono dei sistemi e vanno rispettati alla lettera!” cerco di introdurmi nella conversazione spiegando che la mia era staa una normale e cortese richiesta alla segretaria, peraltro molto gentile e disponibile ad arrangiare una visita in giornata se il medico era ancora libero.

Ma non c’è verso di parlare, Marie usa toni accesi e minacciosi “questa non è una partita a tennis, non devi rispondere” Io non posso che ridere, spiego che sto semplicemente parlando, e che poiché mi sento attaccata, e chiaro che risponda per difendere le mie ragioni. Sono molto frastornata e con la febbre, mostro infine le medicine (sciroppo e altro) che ho in borsa e rispondo ai loro toni inquisitori” Quel’è allora il tuo piano per questa settimana? 

Cosa intendi fare? Se stai male non puoi star qui!”   Dico che non sono grave, che sono solo indebolita dall’influenza ma che solitamente con un paio di giorni di riposo  posso star meglio. Così infatti è. Ottengo di stare a l college e non uscire per altri due giorni e infine son nuovamente pronta per lavorare. Sono serena, i compagni del college son simpatici e solidali, e i giorni passano. Ciò nonostante questi pochi episodi mi avevano del tutto convinta a riorganizzarmi al più presto per trovare un’altra sistemazione e un lavoro diverso.

IMPOSSIBILE DISCUTERE: DUE PAROLE DI CRITICA.

Passano pochi giorni e comunico a Wendy l’intenzione di trovare un altro lavoro , non dico che intendo lasciare il programma, ma che preferisco mettermi alla ricerca di un’occupazione più consona che non sia il volantinaggio al gelo per poter pagare il corso a seguito, la cui registrazione è formalmente per Settembre, anche se avrei raggiunto con piacere i compagni iscritti per il corso di Maggio. Ciò nonostante ho occasione di scontro con lei per via delle condizioni di sicurezza in cui il team GAIA  sta operando: mi lamento del fatto che le strade son ghiacciate dopo la tempesta di qualche giorno prima, e che era necessario e di buon senso fornire i furgoni dlle catene antineve, visto che avevamo già avuto difficoltà Mi viene risposto, anche con tono scocciato e indispettito, che le catene non sono obbligatorie in Inghilterra.

Questo è davvero troppo. Rientro in Italia per terminare delle cure dentistiche che avevo lasciato in sospeso, e comunico, con una mail indirizzata allo Staff del College, che al mio rientro avrei voluto fossero prese in cosiderazione alcune questioni, messe per iscritto formalmente. Un gesto affatto belligerante, al fine di richiamare l’ attenzione su alcune questioni di vitale importanza, come le condizioni di lavoro e la sicurezza dei mezzi coi quali stava operando il team, per informare lo staff che era auspicabile e necessario una rivalutazione di certe strategie adottate, ai fini del buon rendimento e soprattutto della sicurezza dei ragazzi volontari: durante tale settimana infatti, oltre a me, altri si erano ammalati e altri ancora avevano abbandonato il programma per le stesse motivazioni per le quali anch’io stentavo a pensare realmente che sarei rimasta.

APERTURA DI DIALOGO?

Rientrata al college non mi viene neanche permesso di riprendere a dar volantini, cosa che ritenevo di dover fare per poter soggiornare al college, almeno fincheè non riuscivo a trovare un altro lavoro. Ma il team di teachger,Wendy, Marie e Ralf in aggiunta, il gestore dello store di raccolta abiti di seconda mano, che si trova sempre all’interno del college, concoca “udienza” e mi viene fatto credere molto meschinamente che la mia situazione sarà valutata….si certo per allontanarmi in fretta dal College.

Due giorni sono il tempo concesso per llevar le tende. Il motivo? Piuttosto assurdo: era stato inteso, con il mio rientroin Italia, che sarei andata “altrove” a cercar lavoro per rientrare al College col contante pronto al pagamento della rata! “In quale mondo” ho chiesto sbalordita “ è possibile lavorare dieci giorni per rientrare con 2000 pounds?” e inoltre, era stato messo per iscritto che il motivo del rientro era il dentista (fatto facilmente documentabile) e che l’intenzione dichiarata di cercare un lavoro più consono non aveva nulla a che vedere con una presunta interruzione del programma.

Ma loro, molto meschinamente si sono stagliati di fronte a me, presentando i dati del mio incasso col volantinaggio, alquanto “insufficiente” a loro avviso per pensare di proseguire lavorando lì per loro. Non avrei mai raggiunto la quota prevista nei termini da loro pianificati se lavotaravo così lentamente….e non se ne parlava di riprendere a volantinare e nel mentre cercare un lavoro altrove, poiché ciò sarebbe stato compromettente per l’alta causa del team, tutto concentrato nel volantinaggio. 

Non era permesso essere assorbiti da altro, volantinare volantinare volantinare 10 ore al giorno e qualsiasi distrazione, come la ricerca di un secondo lavoretto era incompatibile col programma GAIA. Ho risposto che le motivazioni erano assurde, che la mia quota di iscrizione ra pagata e il programma non poteva considerarsi interrotto né perchè avevo espresso l’intenzione di cercare una fonte alternativa di guadagno, né tantomeno perchè mi ero assentata per cure odontoiatriche. 

Quello era un corso di studi a tematiche ambientali che prevedeva la partecipazione alla raccolta d’abiti di seconda mano come occupazione per coprire i costi del corso a seguire, e tutto ciò era stato pagato con una quota di iscrizione., la loro metodologia era più simile in quel momento a un lavoro in nero che ti viene tolto di punto in bianco poiché non sei più produttiva o, ancor peggio scomoda….troppe domande, troppe osservazioni….questa ragazza italiana che usa il cervello non ci piace sembravan dire. 

Si offrono con ipocrisia estrema di pagarmi un biglietto fino a Londra. Io rifiuto dicendo che non hanno titolo per mandarmi via in quel modo e che pretendo che vengano visionati i documenti firmati. Mi dicono che loro non sono una stazione di Polizia e che non ragionano in termini di documenti. Spiego loro che i documenti servono per stender patti chiari, come normale, specie considerando che hanno la presunzione di essere un college e che io come college e corsao di studi ho pagato la mia iscrizione e che non ho infranto alcuna norma che portasse all’espulsione dal corso.

Ralf mi accusa molto incoscientemete di essere lì senza diritto, a occupare i loro alloggi e rubare il loro cibo! Mi dice, andando su tutte le furie che qualora volessi restare 10 giorni la cosa mi potrebbe costare fino a 500 pounds! Non trovo le parole per rispondere tanto mi sembra inconsistente la loro accusa e meschine le loro affermazioni. Oltre alla truffa, il mobbing e il tentativo di estorsione di denaro non so cos’altroi avrebbe potesse arrivare da quella triste discussione.
Contesto facendo loro osservare che il mio lavoro stava coprendo perfettamente ogni spesa di gestione e anche oltre. 

Non ho più nulla da aggiungere. E’ chiaro che mi trovo davanti 3 criminali, e che sono a casa loro. Non contano in quel momento iscrizioni, pagamenti e documenti. Sono solo una frasa per coprire un azienda illegale che sfrutta il lavoro immigrato e volontario.Voglio allora andarmene definitivamente . Certo che mi sarei organizzata al più presto.  Prenoto un volo dopo pochi giorni e rientro in Italia.

 

CONCLUSIONI.

Nei due mesi scarsi passati al College for International Cooperation and Development ho potuto ossservare e dar conferma delle accuse lanciate dai governi belga e Francese, per i quali la società TVIND , la gemella danese di Humana People to People, l’ong a cui i college come quello inglese forniscono i volontari sono perseguibili come sette, utillizzando una metodologia di sfruttamento e mobbing costante del volontario. 

E’ necessario avere una personalità molto forte, lucida e critica, unita ad una buona dose di esperienza e non meno sesto senso per comprendere che il gioco che ti fan fare è poco pulito, che dietro al lavoro di volontariato e alle motivazioni etiche di questi terzomondisti esistono interessi economici consistenti. Ragazzi giovani o personalità fragili, specie se con vocazioni umanitarie vengono ighiottite da un sistemadi indottrinamento svolto ad opera di questi cosiddetti teachers, che si fan definire tali pur non insegnando nulla. 

Il lavoro è costante, il cibo fornito e gli alloggi al limite della decenza, le ore di lavoro molte, i ruoli gerarchici e il sistema  di organizzazione incontestabile per quanto totalmente inefficiente. Il plagio è l’imminente conseguenza. Altri esempi: ultima novità del College, chiamata “Nuova Tradizione” sono le pulizie generali del College dopo cena, a cui è chiesto a tutti di partecipare, pena, rimproveri, spesso aggressivi da parte di persone come quelle che ho nominato, divorate dal proprio ego e incapaci di dialogo. Per quuale motivo organizzare le pulizie dalle 8.30 in poi? Quando i più rientrano da 8-9 o 10 ore di lavoro su strada?

I ragazzi vengono spinti ad attività rischiose, oltre alle condizioni di sicurezza del furgone utilizzato dalla sottoscritta, uno di loro, a turno, deve arrampicarsi sulla torre della centrale del riscaldamento: 3 piani di scla a pioli sprovvisto di alcuna imbracatura per controllare il livello della temperatura dell’impianto termico.

Ai molti stranieri che non danno abbastanza volantini viene ripetuta la minaccia del “ti togliamo il visto” e il tutto è coperto dalla patina viscida del Corso di formazione. Quale.

Tutto ciò è ancor più sbalorditivo se pensate che ogni studente è tenuto a versare un totale dicirca 6000 pounds tra found raising e quota del corso. Dove finiscono questi soldi? Chi li gestisce e come? Per quale motivo Planet Aid. Società affiliata, fa pagare ai suoi iscritti solo 900 pounds per accedere agli stessi programmi. Questi soldi finiscono tutti in una tasca comune, quella di un’elite di persone che ne fa un uso improprio, illecito e fraudolento.
Personalmente mi ritengo danneggiata e derubata, oltre che indignata e disgustata!

Arricchirsi con l’etica dell’aiuto, sottraendo soldi alle cause promosse, lucrando sull’idea dell’aiuto volontario ai bisognosi è quanto di più meschino esista al mondo! Fermiamoli!

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